C’è davvero ancora il bisogno di celebrare una ricorrenza particolare per porre l’attenzione sulle conquiste sociali, politiche ed economiche che vedono protagoniste le donne? Nel 2024, dopo anni ed anni di lotte e conquiste per la parità di genere,
c’è ancora necessità di stigmatizzare con una data la normalità della diversità?
Perché l’8 Marzo? Per puntare l’indice su un fenomeno che il 7 era passato inosservato e il 9 torna ad esserlo? Fin quando ci si continuerà ad appellarsi a date, ricorrenze, momenti di festa per esaltare una figura si sarà ancora ben lontani dall’ambìta conquista di un’agognata parità. Il fatto poi di aver acquisito come consuetudine quella di farsi scudo dietro l’obbligo di una certa declinazione al femminile di nomi o incarichi continua a non rendere giustizia a quanto è stato fatto sino ad ora.
Non è dunque facile, almeno non per tutti, accettare una ricorrenza del genere, anzi è forse anche irritante sentirsi rivolgere degli auguri per il solo fatto di essere donna! Ma perché ad un uomo non gli si devono fare gli auguri in un determinato giorno dell’anno? Perché non esiste una “Festa dell’uomo”? Perché non ci si ferma in un solo giorno dell’anno per discutere sulla situazione sociale del “sesso forte”, delle sue conquiste politiche ed economiche? Perché non si stigmatizza un suo svantaggio? Probabilmente perché non ce n’è bisogno. Perché l’uomo nella storia non si è mai trovato in una situazione di svantaggio. Per il solo fatto di essere uomo ha comunque goduto dei suoi amati privilegi. Ma se oggi invece si parla molto di parità di genere (senza averla pienamente raggiunta, per amor del cielo), e si tenta disperatamente di creare ponti e non fratture, si potrebbe pensare di pareggiare le cose con una Giornata internazionale dell’uomo? O meglio ancora abolirle entrambe?
Senza voler fare troppa retorica ma con i piedi per terra ed un filo diretto con l’esperienza, chi è votata alla rinuncia, alla scelta, al sacrificio, ad una difficoltà lavorativa perché magari si aspetta un figlio o perché lo si deve allattare? La Donna!
Quindi più che festeggiare una ricorrenza sarebbe ora di valorizzare le differenze, perché su quelle la Donna non ha e non ha mai temuto rivali.




