Incredulità, rabbia, delusione. Sono i sentimenti dominanti a Frosinone e in provincia dopo l’incredibile discesa in B della squadra canarina. Da tutta Italia arrivano attestati di solidarietà e un messaggio forte e chiaro: “Non lo meritavate”. Questa consapevolezza, però, rende forse ancor più amaro il verdetto della notte “maledetta”, di quella domenica sera che doveva essere di festa ed è stata invece amara oltre ogni immaginazione. Il copione alla Hitchcock è stata un’ulteriore stilettata al cuore del popolo giallazzurro, che fino al 93’ pensava di essere comunque salvo grazie al pari della Roma in Toscana.
A ben guardare la gara decisiva contro l’Udinese è stata un po’ il manifesto della stagione: Frosinone bello per lunghi tratti, tante occasioni, ma poi alla prima opportunità a colpire sono gli avversari. Questo copione può essere letto in tanti modi: chiamando in causa l’indubbia malasorte, perché il Frosinone ha colpito una traversa ed un palo, ma anche sottolineando la scarsa prolificità degli avanti canarini, che troppe volte in stagione hanno fallito l’appuntamento con il gol.
Delle tre retrocessioni questa è senza dubbio la più evitabile e addirittura dopo 12 gare si parlava di colonna sinistra della classifica. Forse si è volato un po’ troppo in alto, ma senza gli infortuni di tutto il pacchetto arretrato, che hanno falcidiato la squadra costringendo Di Francesco a soluzioni avventurose per completare la linea difensiva, il Frosinone avrebbe avuto possibilità di chiudere il discorso salvezza addirittura in anticipo.
A conti fatti, la clamorosa rimonta subita con il Cagliari, il rigore sbagliato all’ultimo minuto di recupero a Reggio Emilia e qualche altra circostanza certamente non troppo fortunata, leggi il rigore negato a Cuni all’ultimo minuto del match di andata di Udine e quello parimenti clamoroso non concesso ai canarini ad Empoli per fallo di mano di Giasy, hanno fatto la differenza: eventi tutti negativi e di variegata matrice, quasi a voler confortare un destino malvagio.
Retrocessione amara anche per il condottiero, Eusebio Di Francesco che dal giorno della presentazione a Fiuggi ha portato avanti un discorso coerente e ha fatto il possibile per trasformare quel gruppo piuttosto eterogeneo in una squadra vera.
Facile criticare a giochi fatti e accusare il tecnico di integralismo quando taluni invocavano un gioco meno brillante e più utilitaristico. E’ attraverso le idee di gioco del trainer abruzzese che il Frosinone aveva stupito tutti, guadagnando unanimi consensi.
La dea bendata ha voltato le spalle ai canarini in modo quasi irritante e tutto, purtroppo, è andato nella direzione sbagliata, all’improvviso. Non è bastato un finale orgoglioso, non è bastata una lunga serie positiva. Tutto vanificato da una notte senza stelle. A fine gara il presidente Stirpe ha fatto il mea culpa: dichiarazioni pacate e come sempre improntate al realismo e alla bontà di un progetto che nemmeno questa serata sfortunata potrà in alcun modo pregiudicare. Si riparte da qui.
Frosinone, una retrocessione amara: ecco perché non la meritava




