Fa venire ancora i brividi ripensare a quanto accaduto nel tardo pomeriggio di sabato scorso nella frequentatissima Via Aldo Moro, cuore pulsante di una città che fino a non molti giorni fa viveva nello stato di quiete che da sempre le è appartenuto. Una ridente cittadina, da manuale didattico. Così l’abbiamo sempre immaginata. Così l’abbiamo sempre vissuta. In un solo giorno tutto è cambiato, ma ciò che scuote e spaventa irrimediabilmente è il terrore stampato sui volti di era presente al momento dello scontro a fuoco e su quelli di chi invece ancora non riesce a scollarsi da quel terribile video che continua a girare su ogni tipo social, lasciando dietro di sé un’infinita scia di sconforto.
Si è fatto fatica a credere ai propri occhi o alle proprie orecchie: un fenomeno del genere non era mai accaduto nel cuore del capoluogo ciociaro. Non che non si parlasse in realtà di una certa criminalità organizzata che già aveva dato sentore di esistenza; vedi ad esempio la sparatoria all’Arco Campagiorni o il delitto perpetrato ai danni del giovanissimo alatrense non molto tempo fa. Ma che si arrivasse ad uno scontro a fuoco in pieno giorno, nella zona più frequentata della città e sotto gli occhi di centinaia di persone non era davvero prevedibile.
C’erano mamme e papà, c’erano neonati in culla, c’erano ragazzi abbracciati in una amichevole passeggiata. C’era tutta la gente comune
E’ impensabile che in un attimo sia successo quello che fino ad oggi eravamo soliti vedere in TV, o che credevamo confinato a qualche chilometro di distanza in una realtà che si conosce ma che si teneva a debita distanza. Quel che è successo fa capire che la situazione è ormai sfuggita di mano e che forse quel processo di integrazione, se non controllato con le giuste misure preventive, non dà e non potrà mai dare i risultati sperati. Ma come è possibile che un ragazzo appena ventenne giri con una pistola in tasca? Da chi o da cosa deve difendersi? Bisogna credere davvero che sia naturale tutto ciò? E’ questione di “cultura”, di “usi”, di “costumi”?
La speranza, vana, è che si sia trattato di un singolo episodio, perché davvero non si può credere che anche Frosinone sia diventata teatro di una certa criminalità che nega anche la più semplice delle libertà.




