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Il Frosinone bello e poco pratico atteso alla svolta: dal 30 marzo volata salvezza

Frosinone ancora bello e ancora sconfitto. Questo apparente ossimoro sta diventando una costante nel campionato della squadra giallazzurra. Anche contro la Lazio, bruciata dalle polemiche e da avvicendamenti imprevisti, scossa da risse, minacce e accadimenti che col calcio poco o niente dovrebbero entrarci, è arrivata una prestazione gagliarda, alla quale però non ha fatto seguito la conquista di punti in classifica.
E ora la priorità è far punti, perché il tempo degli applausi è finito. Si era messa bene, benissimo, con il gol di Lirola che sembrava fosse in grado di scacciare le streghe, ma è arrivato un pari imperdonabilmente preso a difesa schierata (male) e poi il solito black out che stavolta ha avuto in Castellanos, oggetto misterioso in tutte le gare meno che contro il Frosinone, il suo esecutore spietato.
Il gol di Cheddira ha riaperto la porta della speranza, richiusa dopo il recupero fiume: 2/3, e comincia a diventare un’abitudine anche questo risultato corposo, visto che già contro il Milan e contro la Juventus i canarini erano stati sconfitti con identico score.
La Lazio non ha risolto tutti i suoi problemi, ma ha contentato la sua curva. Il Frosinone invece stavolta si è preso un misto di fischi e applausi d’incoraggiamento, simbolo di un’anima divisa anche nel cuore della tifoseria. La grande partenza aveva illuso, inutile nascondersi dietro un dito. Si pensava a una salvezza se non agevole comunque lievemente anticipata; si pensava che l’entusiasmo, la corsa e tutte le armi esibite in modo lussureggiante ad inizio stagione potessero accompagnare il viaggio impossibile della squadra frusinate. E invece alcuni nodi son venuti al pettine, con la difesa che si è rivelata non adeguata, anche e soprattutto alla luce delle tante indisponibilità legate agli infortuni. Di Francesco ha dovuto fare a meno per troppo tempo dei suoi terzini, prigioniero di una vera maledizione, ma ha fatto di necessità virtù e ha scoperto Gelli e Brescianini, terzini d’occasione. Ora che ha riavuto i suoi esterni bassi, il gioco della squadra ne ha palesemente beneficiato, ma la fase difensiva non è tornata efficiente al cento per cento. C’è sempre qualche difficoltà di lettura, quale che sia l’avversario; poi se il rivale di turno si chiama Juve, Roma o Lazio, la punizione arriva quasi automatica. E i punti latitano, ahimé. Nel match casalingo col Lecce, ma anche sabato sera contro la Lazio, sono arrivati anche errori fatali in attacco. E allora se alle amnesie difensive vanno a sommarsi anche i blackout degli avanti, vincere in A diventa quasi una chimera.
Mancano nove giornate e il calendario in qualche modo sorride ai giallazzurri, perché almeno sulla carta tra le formazioni da affrontare ce ne sono due o tre che potrebbero avere stimoli piuttosto relativi. Mai fidarsi, come hanno dimostrato le recenti vittorie di Monza e Torino su Cagliari e Udinese, però sappiamo che nel calcio tante volte gli stimoli possono fare la differenza. In attacco sembra essersi sbloccato Cheddira, mentre Soulé è da qualche settimana a digiuno, dopo aver tagliato il traguardo della doppia cifra. A centrocampo, Barrenechea ha superato il momento d’impasse e con Brescianini e Mazzitelli può formare una linea mediana di tutto rispetto. Il Frosinone ha le sue carte da giocare sul piatto della salvezza. Dal 30 marzo comincia l’ultimo spicchio di campionato, il quarto quarto, quello dei verdetti. Sperare è lecito.

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