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La saggezza dei proverbi, il mitico Carneade e ancora quadri e… province: le “lettere” di Telescopio

Proverbi. Pare che contengano la saggezza e che provenendo dai nostri antenati non se ne possa contestare la veridicità di fondo. Nessuno vuol mancare di rispetto a chi ci ha preceduto ed ha coniato le massime d’esperienza, ma certamente qualche appunto va mosso. Se infatti si volessero adottare i proverbi quali consigli per le scelte di vita, si avrebbe qualche oggettiva perplessità. Come comportarsi dinanzi a due proverbi contrapposti come “Chi fa da sé fa per tre” e “L’unione fa la forza”? Non dissimile il conflitto tra “Chi ha tempo non aspetti tempo” e “La fretta è cattiva consigliera”. Il confuso fruitore di consigli da proverbi sarà tormentato dal dubbio anche in altri casi di apparente conflittualità. E allora? Allora probabilmente l’atteggiamento più corretto sarà quello di applicare al caso concreto quella che in giurisprudenza viene chiamata “ordinaria diligenza”. Le situazioni della vita sono tali e tante che non è possibile ingabbiarle in formule stringate, per quanto autorevole possa essere la fonte.
E allora? E allora ben vengano i proverbi, purché interpretati sempre con una giusta capacità critica.

Carneade, chi era costui? La domanda che Don Abbondio si pone all’inizio dell’ottavo capitolo de “I promessi sposi” ha di fatto trasformato il filosofo greco vissuto tra il terzo ed il secondo secolo avanti Cristo nel simbolo dei misconosciuti. In realtà Carneade, pur non essendo un filosofo tra i più eminenti della storia greca, aveva una sua dignità nella storia del pensiero filosofico ed era tutt’altro che sconosciuto ai contemporanei. La domanda del religioso, tra i principali protagonisti del capolavoro manzoniano, cambia le sorti di Carneade, il poco conosciuto più famoso della storia. Progressivamente, si è infatti affermata nel linguaggio comune l’abitudine di definire “carneade” un personaggio che nel suo ambito non è particolarmente noto, anzi è ignoto ai più. Carneadi nella musica, nello sport, nel mondo della scienza e in ogni altro ambito della vita quotidiana. È un esempio, in verità piuttosto raro, di nome proprio trasformato in aggettivo. Situazioni similari riguardano famosi “forzuti” della storia, come ad esempio Ercole (da Eracle). “Non è un Ercole” sta per “non è uomo dotato di particolare forza”. Espressione analoga deriva dal mondo animale, laddove per indicare la forza e il coraggio viene scomodato di regola il leone. Un cuor di leone, la forza di un leone, eccetera trasforma una specie animale in aggettivo. Fa da contraltare il coniglio, simbolo di codardia, il pavido per eccellenza.


Quadri. Chi non ne possiede qualcuno? Sovente sono riproduzioni di opere famose, ma per chi ha possibilità economiche più consistenti anche dipinti originali di pittori di variegate quotazioni? L’arte che imprigiona il bello in un’immagine ha però un prezzo, che arriva ad essere esorbitante laddove trattiamo di capolavori assoluti. Non considerando in classifica dipinti come “La Gioconda”, “Il Guernica” o “I Girasoli”, in quanto conservati nei musei e dal valore inestimabile, esiste una classifica più o meno ufficiale dei quadri più costosi nella storia dell’umanità. Traducendo per comodità il valore in euro, ma ricordando che di fatto sono stati spesso pagati in dollari, ecco la classifica dei “superdipinti”: al primo posto c’è il “Salvator Mundi”, di Leonardo da Vinci. Il dipinto a olio raffigura un Cristo benedicente che con l’altra mano regge un globo terrestre. Per comprarlo un principe saudita ha pagato l’equivalente di 382 milioni di euro.. Al secondo posto un quadro decisamente più recente: “Interchange”, di William de Kooning, dipinto dall’espressionista astratto nel 1953, è andato ad arricchire la collezione del magnate Ken Griffith per la modica cifra di 254 milioni di euro. Al terzo posto ecco “Nafea faa ipoipo” che in lingua tahitiana vuol dire “Quando ti sposi?”. L’ha dipinto Paul Gauguin nel 1982 ed un consorzio del Qatar lo ha acquistato alla cifra di 240 milioni di euro.

Province. Istituite da Urbano Rattazzi nel 1859, nell’ambito del Regno Sabaudo, sono arrivate fino si nostri giorni, attraverso modifiche legislative che ne hanno progressivamente disegnato competenze e funzioni. Quante sono le province in Italia? Sono 107, di cui 76 nelle regioni a statuto ordinario, 10 città metropolitane nelle regioni a statuto ordinario, 6 Liberi Consorzi e 3 città metropolitane in regioni a statuto speciale. La regione con meno province è la Val d’Aosta, con una sola, mentre è la Lombardia ad averne di più, ben 12. Le province più popolose sono quelle delle città metropolitane di Roma, Milano e Napoli, che contano rispettivamente, secondo i dati del censimento Istat del primo gennaio 2022, 4.222.631 abitanti Roma Capitale, 3.237.101 Milano e 2.967.117 Napoli. Segue Torino, con oltre 2.200.000 abitanti e sono altre 7 le province che superano, non di molto, il milione di abitanti: Brescia, Bari, Palermo, Bergamo, Catania, Salerno e Bologna. Frosinone è per numero di abitanti la trentanovesima provincia d’Italia, con 468.438 abitanti. La provincia più estesa è quella di Bolzano, con quasi 7400 km quadrati. Al secondo posto c’è Foggia, che ha poco più di 7000 km quadrati mentre in terza posizione troviamo Cuneo, che i 7000 km quadrati si limita a sfiorarli. E la più ricca? Non stupisce che sia Milano, seguita da Monza Brianza, Bologna, Lecco, Parma e Bolzano.

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